Barbara Lalle e Leonardo Ciofini

VINCITORI PREMIO ADRENALINA 3.0

AREA 1 :

GOLD :

1°) A.Kurakina – L.Lottici- V.Iannotta a pari merito + menzione speciale e premiati A.Cortese – K.Milakovic

SILVER :

1°) T.Pensa 2°) M. Fahimi 3°) I.Simone 3°) J.Serreli

NUOVE PROPOSTE :

1°) S. Lovari 2°) G.Colangelo 3°) A. Morino 4°) M.R. Bertuccelli 5°) D. Di Pasquale

AREA 2:

GOLD :

1°) M.Gabbana

SILVER :

1°) Aidan 2°) S. Ekelund 2°) P.Torella 3° ) S. Poncia

NUOVE PROPOSTE :

1°) M.T.Caminiti 2°) G.Viganò 3°) l. Isaia 4°) D.Salis 5°) M. Mercaldo

AREA 3:

GOLD :

1°) G.Spernazza

SILVER :

3°) F. Di Carlo

NUOVE PROPOSTE :

1°) B.Borella 2°) Santaseveso

AREA 4:

SILVER :

1° ) D.Cecchini - A. Borrelli

PREMIO VOTI ONLINE SITO :

D. Bellofiore

PREMIO SCUOLE MARINO STUDENTI :

M. Barbarossa

Attestati di partecipazione a tutti gli artisti in concorso

invito


La presentazione ufficiale della 2°edizione del PREMIO INTERNAZIONALE ADRENALINA e il relativo special party dal tema "IL MIO PARADISO" si è svolto il 2 agosto 2014 presso l'esclusivo EL HOTEL PACHA di IBIZA . Vai alle foto >>

Titolo: Composizione a più piani di sé

Tecnica mista su cartone, pallet e macchina fotografica polaroid, 80×80 cm, 2014

Egli non ha più in se alcun intervallo: non c’è distanza fra lui e lo sguardo d’altri, egli è oggetto per altri tanto da arrivare ad essere una composizione a più piani di sé, posseduto dall’altro (G. Basaglia)

Per Leonardo Ciofini ragazzo, la relazione io-mondo, si estrinseca attraverso lo sguardo quale presa d’atto della realtà oggettiva/soggettiva, fondante la sua stessa esperienza relazionale.

Espressione di stati emotivi comunicati attraverso il rispecchiamento di nell’altro oppure, espressione di stati di coscienza modificati dalla gestualità irrituale del segno o dallo stesso dipingere, atto, questo, mediato dalla manipolazione di pigmenti.

Materie cromatiche, quelle usate da Leonardo Ciofini, in grado di far emergere dalla sua interiorità memorie emotive stratificate, a noi restituite ma continuamente rinnovate proprio attraverso il gioco degli sguardi di chi guarda e chi è riguardato. Da chi prova a riflettersi nello sguardo dell’altro.

 

L’installazione che presentiamo, intende allargare i confini del mondo di Leonardo Ciofini ragazzo, fino a stabilire un irrinunciabile spazio comunicazionale che muova sì attraverso lo sguardo ma in grado di spingersi ben oltre la consapevolezza dell’atto percettivo, per estendere il proprio dominio entro lo spazio di relazione creato dall’empatia, condizione esistenziale vissuta da tutti gli esseri umani, seppur con gradi diversi di consapevolezza.

 

Mediato da una superficie specchiante che è parte vitale dell’opera e dall’occhio meccanico della macchina fotografia, il mondo di Leonardo Ciofini ragazzo ma qui artista, avrà modo di arricchirsi di tutti quegli sguardi imprevisti che prenderanno le mosse proprio a partire dalla relazione e dalla forza empatica creata dallo spettatore che entrerà in contatto con l’opera, in un circuito comunicativo senza soluzione di continuità, loop esistenziale/essenziale e rigenerativo.

 

Nella relazione empatica, l’altro-da-sé è necessario per la costruzione del mondo fenomenico e lo è in egual misura per la costituzione di una sorta di spirito comunitario, senza che il singolo possa perdere la propria individualità all’interno di un misterioso tutto in cui il binomio arte e vita costituisce la strada maestra. L’opera che presentiamo, dunque, prende le mosse dalla riflessione che, esistendo un immediato mettersi in-relazione agli altri mediante l’Einfühlung, una categoria concettuale non estranea all’arte ed alle sue teorie, il mondo di Leonardo Ciofini, possa aprirsi e sconfinare, proprio attraverso il vissuto empatico generato dal gioco degli sguardi.

 

Giorno dopo giorno, Leonardo Ciofini ragazzo e sempre più artista ha osservato il mondo ed il mondo lo ha osservato.

Ognuno dal proprio punto di vista, in un atteggiamento di sospensione del giudizio ma anche di apertura ed accoglimento, dimensione non sempre facile, in special modo se vissuta all’interno del dispositivo istituzionale della scuola, della classe, con le sue dinamiche spesso di conflittualità ma pur sempre vitali ed autentiche.

 

Per comprendere fino in fondo l’ambiente empatico che l’installazione intende generare, occorre riflettere sul non sempre immediato significato dell’atto del rendersi conto del dolore degli altri, confinati in uno stato particolare e, nella nostra esperienza umana, culturale, artistica e didattica, il nostro renderci conto del carico di isolamento nel quale Leonardo Ciofini ragazzo, avrebbe potuto ritrovarsi a vivere, se privato dell’esperienza pedagogica dell’arte.

Questa riflessione ci ha spinti, senza esitazione, a percorrere con lui le strade dei linguaggi espressivi, confidando nel potere taumaturgico dell’arte.

Dunque, l’opera che presentiamo pone a tutti e con la massima urgenza una domanda: in quale modo l’arte possa salvare la vita a Leonardo Ciofini, ragazzo e artista? Ed in quale modo possa salvare anche noi?

Il disagio non è una cosa, nonostante esso si configuri, nel momento in cui riusciamo a percepirlo, come atto originario offerente che ci consente di coglierne, intuitivamente, le relazioni essenziali, ad esempio, il dolore che percepiamo nelle espressioni di sofferenza che, seppure esteriormente, cogliamo negli esseri viventi. Ecco allora che la nostra installazione intende generare un ambiente empatico che, attraverso lo sguardo e gli sguardi, i rispecchiamenti ed il misurarsi con l’occhio meccanico della macchina fotografica, mira a determinare in quanti verranno a contatto con essa, un vissuto empatico, inteso quale fenomeno originariamente psicologico.

Lo stesso vissuto empatico che è divenuto nel corso della nostra esperienza didattica con Leonardo Ciofini dapprima ragazzo e poi artista, un orientamento per istituire una sorta di relazione d’aiuto, per noi, per lui, per tutti.

Ognuno di noi è capace di empatia, difficile è diventarne consapevoli e, soprattutto, costruire in essa un proprio originale modo di abitare il mondo. Ci riferiamo ad uno stile esistenziale proprio, personale, che renda sovrapponibile ed interscambiabile il nostro atteggiamento estetico con il nostro atteggiamento critico, in una dimensione altra che ci orienti ad avere nei confronti della vita, lo stesso approccio che dovremmo avere con l’opera d’arte, senza mai smettere di interrogarci ed interrogare a partire dagli sguardi dell’altro.

A partire dai volti e dagli sguardi che Leonardo Ciofini ragazzo e artista ha voluto farci dono.

prof. Anna Maria Piemonte

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