Massimiliano Amati

VINCITORI PREMIO ADRENALINA 3.0

AREA 1 :

GOLD :

1°) A.Kurakina – L.Lottici- V.Iannotta a pari merito + menzione speciale e premiati A.Cortese – K.Milakovic

SILVER :

1°) T.Pensa 2°) M. Fahimi 3°) I.Simone 3°) J.Serreli

NUOVE PROPOSTE :

1°) S. Lovari 2°) G.Colangelo 3°) A. Morino 4°) M.R. Bertuccelli 5°) D. Di Pasquale

AREA 2:

GOLD :

1°) M.Gabbana

SILVER :

1°) Aidan 2°) S. Ekelund 2°) P.Torella 3° ) S. Poncia

NUOVE PROPOSTE :

1°) M.T.Caminiti 2°) G.Viganò 3°) l. Isaia 4°) D.Salis 5°) M. Mercaldo

AREA 3:

GOLD :

1°) G.Spernazza

SILVER :

3°) F. Di Carlo

NUOVE PROPOSTE :

1°) B.Borella 2°) Santaseveso

AREA 4:

SILVER :

1° ) D.Cecchini - A. Borrelli

PREMIO VOTI ONLINE SITO :

D. Bellofiore

PREMIO SCUOLE MARINO STUDENTI :

M. Barbarossa

Attestati di partecipazione a tutti gli artisti in concorso

invito


La presentazione ufficiale della 2°edizione del PREMIO INTERNAZIONALE ADRENALINA e il relativo special party dal tema "IL MIO PARADISO" si è svolto il 2 agosto 2014 presso l'esclusivo EL HOTEL PACHA di IBIZA . Vai alle foto >>

titolo: Il fiore della vita

tecnica: penne a inchiostro ed inchiostro su carta 300gr

dimensioni: 30×40 cm

anno:2014

 DESCRIZIONE DELL’OPERA:

“Ti voglio rivelare, o Gilgamesh, una cosa nascosta,

il segreto degli dei ti voglio manifestare.

Vi è una pianta, le cui radici sono simili a un rovo,

le cui spine, come quelle di una rosa, pungeranno le tue mani;

se raggiungerai tale pianta con le tue mani troverai la vita”

 

Dal verso 265 dell’ Epopea di Gilgamesh.

 

Il tempo non è fuori di noi o dentro di noi. Il tempo è la prima architettura che l’uomo s’è dato per poter abitare. Di questo tempo Massimiliano Amati guarda al legame profondo tra l’esperienza e la testimonianza, quale intrigo vitale per concepire l’opera di architettura come risultato nello spazio delle caratteristiche di durata e vissuto.

Nel progetto intitolato “RE”, di cui la proposta fa parte, la corrispondenza tra natura ed artificio viene testimoniata da un ciclo di opere grafiche connesse visceralmente al luogo di origine e quello che rappresenta nell’evoluzione della civiltà: l’antica Biblioteca di Ninive, voluta dal re assiro Assurbanipal tra il 626 e il 668 a.C. Dal desiderio di immortalità dell’animo umano e la necessità di edificare archivi di memoria, in cui l’oratoria discerne la scrittura, viene rivelato a Gilgamesh Il dono più prezioso che il tempo possa dare, il dono della testimonianza.

In “RE” l’incontro tra Massimiliano Amati e la rivelazione del regno perduto di Uruk, quale luogo al centro di una nuova dimensione spaziale, religiosa e mentale, per due terzi città e per un terzo giardino, ricalca come proiezione antropomorfizzata l’ego smisurato ed inarrestabile dell’eroe epico, per due terzi di natura divina e per un terzo umana.
L’immaginario generato dalla conservazione, accompagna sensibilmente il processo di traduzione nei lavori grafici dell’autore.
La trasmissione detta informazioni nuove pensate per la natura stessa del racconto, che non è dire qual è il bene o il male, ma è mostrare che non può esserci senso se non in progressione dell’errore, saggezza che trova nell’origine dell’epopea il suo più antico insegnamento. Nella tecnica adottata per le tavole l’imprevedibilità dell’errore viene educata dall’aggiunta in divenire di minuziosi dettagli. Forme geometriche sostituiscono i tratti della rappresentazione epica e i dei suoi personaggi, creando un’inedita iconografia dell’animo umano.

L’ambiguità dell’immagine viene affidata al riconoscimento cognitivo dell’osservatore, mentre la percezione dell’intero all’alternarsi di vuoti e pieni costituiti dalla prossimità dei segni. Il fitto reticolo agisce sospeso nel foglio vuoto, testimone dell’assenza dell’Io e del conseguente avvento del desiderio, lo stesso che matura in Gilgamesh alla morte di suo fratello Enkidu. Il desiderio appare all’eroe quando non c’è più riscatto dalla condizione animale, di cui è fatta l’essenza del doppio.

L’impossibilità nel sottrarre l’amico e fratello alla morte, in quanto testimonianza di sé, è la stessa incapacità di Gilgamesh di trattenere il fiore della vita dopo aver vagato nell’ Apsu, il mare sacro posto al limite del mondo. A questo proposito, Lucrezio scrive: «L’uomo è come un vaso forato, è un buco che non può essere colmato perché fatto della stessa stoffa di cui è fatto l’uomo». Nel fondo di quel vaso sedimenta quello che Lacan definisce il vuoto del desiderio. Per questo, anche se non ne siamo consapevoli, l’assenza dell’oggetto bramato ci porta ad un’agire irrazionale, paragonabile ad uno stato febbrile e di vertigine, la stessa che anima l’effetto ottico nella rappresentazione de “Il fiore della Vita”.

Roberto D’Onorio.

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