carla cace

Carla Isabella Elena Cace

Storico dell’Arte
Componente della giuria di Adrenalina

Biography

Storico dell’arte e giornalista professionista specializzata nella Cultura. Ha curato, tra le altre mostre: “Giuseppe Lallich, tra italianità, analisi etnografica e cosmopolitismo”, presso la Corte dei Conti; “Giuseppe Lallich, dalla Dalmazia alla Roma di Villa Strohl-Fern” presso il Rifugio Antiaereo del Palazzo Uffici della EUR SPA; sezione dedicata a Giuseppe Lallich per la tappa romana della mostra itinerante “Artisti dalmati italiani contemporanei”, Società Dante Alighieri, Palazzo Firenze; “Giuliano Ottaviani per Vertical” – Fondazione Italiana per la cura della Paralisi, Società Dante Alighieri; Utopia-Volo-Modernità”, personale di Tullio Crali quale anticipazione del Centenario del Futurismo del 2009, presso il Rifugio Antiaereo del Palazzo Uffici della EUR SPA; “Foibe: dalla Tragedia all’Esodo”, allestita a Roma presso il Sacrario delle Bandiere del Complesso del Vittoriano. Consulente mostra “Il Panorama di Pechino 2008” presso il Circolo del Tennis – Foro italic. E’ socio sostenitore della Fondazione Echaurren Salaris. PUBBLICAZIONI: – “Giuseppe Lallich (1867-1953), dalla Dalmazia alla Roma di Villa Strohl-Fern”, gennaio 2007, editore Palladino – “Foibe: martiri dimenticati”, co-autrice, gennaio 2008, editore Palladino – “Utopia – Volo – Modernità. Tullio Crali aeropittore futurista (1910 – 2000)”, catalogo della mostra, maggio 2008, editore Palladino – – “Foibe: dalla tragedia all’esodo”, co-autrice, gennaio 2009, editore Palladino – – “Agenda Cultura 2014”, co-autrice, dicembre 2013, editore Fergen – “Foibe ed Esodo. L’Italia negata”, febbraio 2014, editore Pagine (INSERITO NEL BANCARELLA DEL CONFINE ORIENTALE 2014) – “Marò: le voci dei protagonisti”, giugno 2014, editore Pagine – “Magazzino 18. Le foto”, con prefazione di Simone Cristicchi e scritto a quattro mani con Jan Bernas, editore Fergen Ha collaborato, inoltre, alla stesura di diversi cataloghi d’arte, tra cui quello sulla “Collettiva degli artisti dalmati contemporanei” nel 2005 (tra cui spiccano Giuseppe Lallich, Tullio Crali, Ottavio Missoni), l’artista molisano D’Attellis (2007), una antologia sui Pittori di marine (2013).

Jesus 3.0

Si parte dalla Bellezza. E si arriva alla Sofferenza. Nell’arte Paleocristiana, poi in tutto il Medioevo e il Rinascimento, per arrivare all’arte contemporanea, il Cristo è Bello, oppure è Dolente. Questa apparente dicotomia svela tutto: il Tutto. Gli opposti che si incontrano – diventando rappresentazione iconica di tutte le sfaccettature dell’Esistenza – attraverso il figlio di Dio (egli stesso metafora dell’Umanità). Nella Seconda Lettera ai Corinzi (4, 4. 6), in un contesto di polemica con “coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula”, Paolo riafferma vigorosamente il suo annuncio del “glorioso vangelo di Cristo che è immagine (eikon) di Dio”. L’autorevolezza dell’Apostolo e la forza del suo annuncio derivano dalla rivelazione ricevuta, che ha fatto risplendere nel suo animo, nel suo cuore, come in quello dei veri discepoli di Cristo “la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo”. Abbiamo, così, due fondamentali punti fermi: Cristo è immagine di Dio e, dunque, sul suo volto risplende la gloria divina. Non può essere brutto. Nel Salmo 45(44), 2ss., un salmo regale interpretato come inno di nozze del re-messia con la sposa, figura della Chiesa, si afferma, nella versione della Vulgata: “Speciosus forma prae filiis hominum, diffusa est gratia in labiis tuis… Specie tua et pulchritudine tua intende…”. Ossia, “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia…E’ bello e maestoso avanza”. Da queste premesse nasce l’iconografia cristiana del “Gesù bello”, iconografia che accompagnerà la storia dell’arte nei secoli. Ma nella rappresentazione del Figlio di Dio doveva essere presente anche il Dolore della crocifissione. In oriente ciò non avviene. Dipendendo dal Vangelo di San Giovanni, gli artisti bizantini raffigurano un Gesù sulla croce vivo, vestito con un tessuto prezioso e che emana la luce divina. Lo effigiano con un’accurata pettinatura, con il capo chino ed ornato da un’aureola regale, con le braccia distese e le gambe non incrociate ma in posizione eretta, danzante, vittoriosa sulla morte e con il corpo leggermente incurvato, senza evidenti tracce di torture, di ferite e di sangue coagulato. Altri tratteggiano Gesù crocifisso che dimostra d’avere un perfetto equilibrio, ostenta una grande maestà e s’immerge tranquillo nel sonno della morte. Posizionano accanto a lui la Madonna, l’evangelista Giovanni, il Centurione, Longino con la lancia e le Pie donne. Gli occidentali si distaccano da questo modello di rappresentazione. Negli affreschi e nelle sculture si collegano alla spiritualità dei monaci, dei mistici e degli ordini mendicanti, nonché alle differenti maestranze stilistiche locali. Inaugurano un nuovo stile figurativo, in cui sfoggiano la loro perizia artistica e cercano di suscitare sorpresa, meraviglia, emozione, fede e devozione. Producono con frequenza dei crocifissi, nei quali evidenziano la sofferenza fisica di Gesù e trascurano la sua bellezza divina. Lo raffigurano ordinariamente contorto, piagato, umiliato, sconfitto e pendente da tre o da quattro chiodi. Lo effigiano con i muscoli contratti, con le costole e le vene sporgenti, con le palpebre strette dal dolore, con un serto di spine intrecciate sulla testa, con gli arti rotti dai chiodi e con rivi di sangue, che colano da tutto il corpo. Pongono vicino a lui i personaggi biblici, i santi locali ed altre persone riconoscibili. Alcuni mettono accanto al Crocifisso gli angeli addolorati e piangenti, i quali con dei calici dorati tentano di prendere il suo sangue prezioso. E oggi? In quale maniera si può tradurre in immagine la figura dell’uomo che maggiormente ha segnato la storia dell’umanità? Questo l’interrogativo alla base dell’acuta scelta (vista anche la concomitanza dell’Anno giubilare) e la sfida posta dal Curatore agli artisti di Adrenalina. Come sapranno rappresentare, secondo quali valori, il Cristo 3.0? L’avventura comincia da qui…

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